Io sono l’abisso: la new entry di Donato Carrisi

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io sono l'abisso
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Io sono l’abisso: la new entry di Donato Carrisi
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Scorrevole e intrigante
Colpo di scena finale spiazzante
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trama io sono l'abisso

Chi “studia” da vittima a volte si laurea carnefice. Questa è la tesi di Io sono l’abisso, il nuovo romanzo di Donato Carrisi. Il precedente successo editoriale dell’autore risale al dicembre 2019. Quasi a un anno esatto da La casa delle voci esce quest’opera ispirata a fatti di cronaca e disagio sociale.

Gli argomenti trattati sono infatti il femminicidio, gli abusi domestici, il bullismo e il cyber bullismo. Uscito a novembre 2020, coincide con Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Diventa subito uno dei titoli più letti e scaricati nella categoria “libri thriller 2020”.

Scala le classifiche su tutti i book store. Come di consueto, entra pure nella rosa delle strenne natalizie più gettonate. Io sono l’abisso è disponibile in copertina rigida e formato kindle.

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Trama del libro Io sono l’abisso

È ancora buio sulle rive del Lago di Como ma c’è qualcuno che raccoglie rifiuti. Lui è “l’uomo che pulisce” e in questa storia non ha un’identità. Scava negli scarti della gente perché è li che si celano le verità e i segreti di tutti. Il suo, per esempio, è terribile e inconfessabile. Ama uccidere e lo fa sempre senza lasciare tracce.

Questa volta però ha commesso un’imprudenza. Un piccolo indizio è ancora addosso a lui. Si tratta di un’unghia laccata di rosso, finita chissà come in un taschino. Dovrà liberarsene, ma non ora, non lì. In città c’è qualcuno che ha giurato di fermarlo. Si tratta della “cacciatrice di mosche” e anche lei non possiede un nome. Ha un passato doloroso di donna distrutta e aiuta le altre a ricostruirsi.

L’uomo senza anima guarda il lago senza colore e ripete tra sé “io sono l’abisso”. A un tratto sente delle grida. Una ragazza annaspa nelle acque torbide. Potrebbe lasciarla al suo destino, restare invisibile come al solito. Quella scena però gli ricorda il suo passato di bambino. Una volta per poco non annegava davanti a sua madre. Lei, degenere e priva di amore materno, non aveva mosso un dito.

Aiuta la giovane e fugge via. Si tratta della “ragazza dal ciuffo viola”, nessun’altra etichetta come gli altri due. Ha solo 13 anni ma voleva già morire per rimediare a uno sbaglio. Un coetaneo abusa di lei e la ricatta con delle foto intime rubate.

Queste tre ombre sole sono già connesse ma ancora non lo sanno. La cacciatrice vuole prendere il killer per salvare la bambina. Quest’ultima però non vuole pietà ma trovare il suo misterioso salvatore. Pure lui la cerca, ma solo per correggere il suo unico errore. Chi troverà prima chi?

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L’opinione dei lettori

Di solito i libri thriller di Donato Carrisi assomigliano a dei labirinti mentali contorti. Io sono l’abisso è invece come una strada dritta. Magari ci sono salite, discese e curve, tuttavia il percorso è lineare. Ciò non vuol dire che il viaggio sia monotono. Anzi, la trama è così articolata da sembrare più di una.

Inoltre questa volta il concetto di “male” non significa solo cattiveria. Vuol dire anche sofferenza, solitudine e indifferenza. Più che un noir psicologico questa è una storia drammatica. Il protagonista è un assassino, un mostro. Se lo sia nato o diventato lo spiega proprio il racconto.

Il giudizio dipende molto dal tipo di lettore. Ci sono i puristi che amano di più il “Carrisi prima maniera”. In pratica chi ama Il suggeritore, Il tribunale delle anime o L’ipotesi del male, resta perplesso davanti a Io sono l’abisso.

Altra categoria è quella dei “Carrisiani” senza sé e senza ma. Per loro lo scrittore è sempre una garanzia. Amano il suo stile di scrittura a prescindere dal soggetto. In sostanza non badano tanto alla storia ma a come viene raccontata e da chi.

Ci sono poi i fan più moderati, e gli appassionati di libri thriller in generale. Questi approvano l’idea che l’autore possa cambiare registro di tanto in tanto. Un’artista della parola ha il diritto di esplorare percorsi nuovi o diversi.

Per finire non dimentichiamo quelli per i quali il buon Donato è un illustre sconosciuto. A questi il romanzo piace perché, a prescindere dai gusti, chi scrive sa il fatto suo.

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Un testo impegnato, forse anche troppo

io sono l'abisso donato carrisi

Io sono l’abisso di Donato Carrisi lascia un po’ l’amaro in bocca a qualcuno. C’è chi pensa che l’intervallo tra un libro e l’altro sia troppo corto. Non c’è abbastanza tempo per sfornare idee davvero valide o per svilupparle bene. In pratica la legge editoriale produce errori letterari.

I temi di denuncia sono tanti, forse troppi. Argomenti così impegnati rendono la lettura pensate. La narrazione ne esce sfiancata e incapace di renderli al meglio. Inoltre il dramma della violenza sulle donne è fin troppo sfruttato. L’autore non è adatto a raccontare questo mondo in modo credibile.

Per altri si tratta di un’iniziativa coraggiosa e di una storia di grande intensità. Il libro lascia soddisfatti di averlo letto ma tristi per averlo già finito. Si apprezza un Carrisi singolare e diverso dal solito. Ad equilibrare il tutto c’è però la solita tecnica scorrevole e impeccabile.

Io sono l’abisso è alto livello di scrittura e di tensione. È uno di quei libri thriller atipici ma ugualmente efficaci e travolgenti. L’autore confeziona l’ennesimo prodotto equilibrato e coinvolgente. Di solito la sua specialità è servire ansia e paura. Stavolta ci sono pure tristezza, rabbia e nostalgia.

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Io sono l’abisso inaugura un nuovo Carrisi?

Il titolo del libro seduce ma è solo fumo negli occhi. L’idea è povera quanto la copertina. C’è chi quindi non fa sconti e boccia decisamente il romanzo. È un libro prevedibile e poco convincente. Picchi di drammaticità e scene macabre non salvano il risultato.

La storia è una parata di luoghi comuni, di stereotipi e ovvietà. Non regge il confronto con opere precedenti. Segue schemi triti e ritriti come le peggiori serie tv all’americana.

A sentire altri invece si tratta un racconto riuscitissimo che tiene incollati alle pagine. Forse questo volume inaugura una nuova stagione per Carrisi. Chi è già suo fan, leggendolo, lo diventa ancora di più. La storia è insolita, strana ed originale.

È un racconto incredibile ma allo stesso tempo verosimile. Per chi segue l’autore da sempre, un anno sembra un’eternità. Ogni volta però l’attesa aggiunge sapore all’esperienza e vale sempre la pena.

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Personaggi senza nome ma che non si dimenticano

Che dire dei protagonisti della storia? Per cominciare, qualcuno trova La ragazza col ciuffo viola una figura molto banale. Anche L’uomo che pulisce e La cacciatrice di mosche sanno di già visto. Gli sviluppi non offrono nessun tipo di sorpresa. I colpi di scena sono inesistenti o improbabili.

In questo romanzo Carrisi non è in contatto con le sue creature di carta. Il finale è l’elemento più deludente. Si risolve in modo improvvisato e frettoloso. La struttura investigativa è debole e l’aspetto psicologico è superficiale. In sintesi, nella pentola ci sono tutti gli ingredienti, ma il fuoco non è acceso.

Eppure non tutti la pensano allo stesso modo. Infatti molti lettori trovano suggestiva l’idea dei personaggi senza nome. Anche senza, sono così ben delineati da restare impressi nella memoria. L’uomo che pulizia, ad esempio, è tra più interessanti e misteriosi nella galleria di Carrisi. È sopra le righe, oltre il bene e il male. Stimola odio ma anche pena.

L’anonimato è un’allegoria dell’orrore silenzioso nella quotidianità. L’epilogo poi toglie addirittura il fiato. Tutto si chiarisce per il lettore, ma resta un enigma per gli stessi attori della storia. Nella finzione narrativa c’è un senso di irrisolto come accade nella realtà. Invece fuori, nel mondo vero, tutto quadra come non succede quasi mai.

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L’insostenibile leggerezza dell’essere originali

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Io sono l’abisso è prima lento e noioso, poi affrettato ed assurdo. Il quadro non è incoraggiante ma è solo una faccia della medaglia. Per una parte dei lettori la trama procede sospinta dal caso e dalla fortuna. Non ci sono sviluppi logici e intriganti.

Si avverte forte la pressione di dover sempre essere originali. Carrisi fatica a trovare nuove idee. Il testo manca di spontaneità e naturalezza. Viene fuori un romanzo forzato e dal respiro corto. L’abisso del titolo è quello in cui è caduto l’autore. Alcuni passaggi non sembrano nemmeno scritti da lui.

Come dicevamo, l’altra faccia è invece quella degli entusiasti. Per loro, lo scrittore migliora ad ogni suo nuovo romanzo. Questo in particolare è meno ingarbugliato e più diretto. Il sensazionalismo lascia il posto alla “straordinaria normalità”.

Al suo appuntamento annuale in libreria, Carrisi si presenta puntuale ma si rivela una sorpresa. Non è migliore o peggiore rispetto ad altri suoi titoli, è soltanto differente. Comprenderlo ed accettarlo è il giusto stato d’animo per scoprire forse un vero capolavoro.

Ti stuzzica questo nuovo libro? Il nostro dovere lo abbiamo fatto, adesso tocca a te. Io sono l’abisso di Donato Carrisi ti sta già aspettando. Corri a leggerlo e poi, strada facendo, lasciaci un commento.

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