Io sono Giorgia, le mie radici e le mie idee: recensione

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Io sono Giorgia, le mie radici e le mie idee: recensione
7.5

10,99€

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Tono diretto e scorrevole
Riesce a toccare le giuste corde emozionali
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libro io sono giorgia

Quando qualcuno scrive una biografia lo fa ovviamente per raccontare di sé. Però un altro motivo è evitare che lo facciano gli altri al posto suo. Io sono Giorgia nasce per entrambe le ragioni. Uscito l’11 maggio 2021, il diario della Meloni precede di pochi mesi le elezioni amministrative.

Strategia editoriale? Campagna elettorale? Magari un po’ e un po’. In ogni caso nei primi 10 giorni il volume scala le classifiche e raggiunge le 100mila copie. È nella top 5 sui principali bookstore. È disponibile in formato kindle e con copertina flessibile.

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Di cosa parla il libro Io sono Giorgia

Scontato dire che nella sua biografia Giorgia Meloni racconta la propria vita a 360 gradi. C’è spazio per tutti i fatti più salienti, tra pubblico e privato. Si comincia da un’infanzia non proprio semplice nel quartiere popolare della Garbatella. Infatti il primo trauma è quello dell’abbandono del padre.

Con “Francesco” la relazione sarà sempre complessa e combattuta fino al giorno della sua morte. Pure in quell’occasione i sentimenti per il genitore avranno un sapore amaro e confuso. Perderlo significherà per lei non tanto provare dolore ma solo “ratificarne l’assenza” una volta per tutte.

Adolescente sovrappeso, descrive il difficile rapporto con il proprio corpo e il bullismo subito dai coetanei. Supera tutto però grazie agli affetti. In pratica in ogni capitolo c’è l’eco di sua mamma Anna, di sua sorella Arianna, dei nonni Maria e Gianni. Poi arriva pure Andrea, il suo compagno.

Dal legame con il giornalista nasce la figlia Ginevra. La dimensione della genitorialità è una nuova stupenda sfida. Infatti si barcamena con disciplina tra impegni istituzionali e familiari. Sperimenta pure lei il tipico senso di colpa di tutte le madri lavoratrici. Però ribadisce la gioia di quella scelta.

Questi sono pure i capitoli in cui si parla di identità di genere e aborto. Non mancano inoltre i suoi personali ricordi e impressioni nell’incontro con uomini quali Berlusconi, Fini e Bossi. Io sono Giorgia è pur sempre il diario di una leader di partito. Tuttavia prevale sempre l’aspetto umano.

C’è quindi la militanza politica e sociale, costellata sia di successi che di sconfitte. Ci sono le paure, le incertezze, ma pure il coraggio e la volontà di superarle. Questo libro è ricco di spunti di riflessione di chi nel bene o nel male sta costantemente sotto i riflettori.

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Io sono Giorgia: dal tormentone alla tormenta

“In principio” ci fu il discorso della Meloni nell’ottobre 2018 in piazza San Giovanni a Roma. In quell’occasione pronunciò la frase “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana…”. Il duo di Dj milanesi Mem & J trasformò quelle parole in un meme.

Il video diventa ben presto virale su Youtube e si diffonde su tutti i social grazie pure all’Influencer Tommaso Zorzi. Ecco come nasce un tormentone. Lo sfottò ironico si trasforma però ben presto in un veicolo di promozione. Infatti lo staff FdI invece di reagire a brutto muso cavalca la tendenza.

Tre anni dopo arriva il libro. Ogni parte dell’ormai famosa esclamazione dà il titolo ad un diverso capitolo. Così introduce i rispettivi argomenti in maniera sicuramente originale e ad effetto. Tutto qui? Certo che no! Dal tormentone alla tormenta infatti  il passo è davvero breve.

La polemica scaturisce in una libreria capitolina di Tor Bella Monaca. La proprietaria del bookstore decide di non vendere il volume della leader FdI. A gettare benzina sul fuoco è pure un professore della Ca’ Foscari di Venezia. Il docente posta sui social l’immagine del libro della Meloni capovolto.

La provocazione evoca in pratica l’esecuzione del Duce in Piazzale Loreto a Milano, quel famoso 29 aprile 1945. Però niente di tutto questo arresta la marcia editoriale del libro Io sono Giorgia. Parafrasando Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray “nel bene o nel male, purché se ne parli”.

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L’opinione dei lettori…e degli elettori

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Dove finisce la biografia e comincia il marketing politico? Difficile dirlo, infatti in questi casi è complesso dividere lettori da elettori. Per i sostenitori di FdI è un vangelo, per gli avversari è una raccolta di falsità, omissioni e contraddizioni. La domanda è “vende?”, altroché se vende!

Tuttavia non mancano i neutrali che giudicano il libro essenzialmente per lo stile. La scrittura quindi pare scorrevole e coinvolgente. Se davvero non c’è lo zampino di un ghostwriter, Io sono Giorgia è la prova che la Meloni è pure un’autrice di talento. Di certo ha quello del marketer.

Tra i dettagli più “indigesti” ci sono le tante, forse troppe frasi fatte disseminali tra le righe. Il testo infatti è in pratica quasi un generatore di hashtag. Le espressioni simili a citazioni sagge fanno di certo colpo, ma vanno dosate con parsimonia. D’altro canto però molti commenti negativi provengono da chi il libro forse non l’ha neppure sfogliato. Per alcuni infatti il messaggio è diverso.

Secondo questi ultimi Io sono Giorgia ha lo scopo di colmare la distanza tra gossip e realtà. Se la gente sceglie di seguire qualcuno, almeno così capisce meglio chi è e dove sta andando. Inoltre c’è differenza tra essere nemici e avversari. A prescindere dall’ideologia, in tanti apprezzano comunque la Meloni per la forza con cui porta avanti le proprie idee. Per la serie: chi mi ama mi segua, chi mi odia continui a pure a farlo, ma entrambi mi leggano.

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Il fascino inossidabile dei libri biografici

Io sono Giorgia è pieno di inesattezze storiche ed invenzioni degne di un romanzo fantasy. Ecco una sintesi delle accuse più frequenti tra chi non ama il libro e prima ancora la sua autrice. Questi infatti lo descrivono come la solita propaganda arricchita da particolari drammatici messi ad arte.

Il tentativo è restituire l’immagine di una donna comune con problemi e sofferenze. Lo scopo è renderla più simpatica all’opinione pubblica e/o all’elettorato indeciso. Invece la Meloni è solo espressione della politica più deleteria. Niente di più che una furba strategia di comunicazione.

I libri biografici destano sempre un certo interesse. La cosa vale in particolare quando si tratta di storie di personaggi dal carattere forte e volitivo. Queste sono tra le ragioni che rendono il testo così appetibile e affascinante per una parte dei lettori. È un manifesto alla tenacia e al sacrificio.

Inoltre dal racconto si percepisce determinazione, concretezza e coerenza. Si tratta di qualità che la leader di FdI incarna perfettamente.  Chi stronca il libro per puro preconcetto dà solo prova di ignoranza e oscurantismo. Per finire, leggere è sempre un arricchimento per i liberi pensatori.

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La donna dietro la lady di ferro

Il libro della Meloni riceve molte critiche piuttosto pittoresche. Infatti alcuni fanno dichiarazioni come “gli alberi si vendicheranno”. Altri lo equiparano alla carta igienica. Per finire c’è chi lo definisce come un modo per occupare il tempo libero che ha chi fa politica e quindi non lavora.

Qualcuno invece sottolinea le sue tesi inconsistenti e i luoghi comuni. In sostanza tutto fumo e niente arrosto per un contenuto banale e intriso di populismo. L’autrice è un’abile manipolatrice. Lei ribalta la verità grazie a una politica fatta di pancia, non di coscienza, ragione e diritti umani.

Secondo un altro punto di vista Io sono Giorgia non è solo un’autobiografia ma uno strumento di profonda autoanalisi. La prosa è lucida ma allo stesso tempo esprime tutte le sfumature emotive. Si percepisce che nasce dall’esigenza di mettere in ordine idee e ricordi e di farne un messaggio.

Lo stile utilizzato è efficace e gradevole. Rivela una donna autentica, intelligente ed empatica dietro la lady di ferro. Questo è un libro intimo e vero perché parla di persone, alle persone. Rappresenta la scoperta di una delle personalità più interessanti della politica contemporanea.

Pensavi di aver già sentito tutto e il contrario di tutto sulla Meloni? Invece Io sono Giorgia ti farà cambiare idea. Abbiamo ragione o torto? Ai “post” l’ardua sentenza!

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