Figlia della cenere: recensione libro di Ilaria Tuti

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Figlia della cenere: recensione libro di Ilaria Tuti
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17,67€ 18,60€

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Figlia della cenere: recensione libro di Ilaria Tuti
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Prosa scorrevole, piacevole ed elegante
Narrazione molto efficace sotto il profilo evocativo
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trama figlia della cenere

Prendi un po’ di Dan Brown, aggiungi un pizzico di Donato Carrisi e un goccio di Angela Marsons. Ecco Figlia della cenere, che però è al 100% di Ilaria Tuti. Questo è il quarto libro della serie dedicata al commissario Teresa Battaglia. Infatti lo precedono: Fiori sopra l’inferno, Ninfa Dormiente e Luce della notte. Tuttavia ad essere precisi ne esiste anche un altro, spesso ignorato.

È La ragazza dagli occhi di carta, una sorta di “numero zero” del ciclo ufficiale. Si tratta di un racconto breve che per la prima volta introduce il fortunato personaggio creato dall’autrice friulana. Figlia della cenere è disponibile in formato kindle e copertina flessibile.

Trama del libro Figlia della cenere

Il serial killer, reo confesso, Giacomo Mainardi fugge di prigione dopo ben 27 anni di detenzione. Trascorso un breve periodo di latitanza si riconsegna alle autorità senza alcuna motivazione logica. Ha un segreto da svelare. Tuttavia lo condividerà soltanto con il commissario Teresa Battaglia.

Ecco che a poca distanza dall’indagine “Ninfa Dormiente”, l’abile detective è nuovamente al lavoro. Si reca al cospetto di un assassino arrestato proprio da lei. Al suo fianco c’è l’Ispettore Massimo Marini, suo braccio destro ed “emisfero sinistro” per via dell’Alzheimer che l’ha colpita.

Mainardi racconta di un omicidio su commissione. Però ora non si trova più il corpo della vittima. Inoltre lo stesso esecutore adesso è nel mirino di un terzo sicario. Così si spiega il suo rapido ritorno in galera. Lì dietro le sbarre, in teoria è molto più al sicuro che là fuori in libertà.

La domanda è: sarà tutto vero? E inoltre chi è il fantomatico mandante che ora cancella le sue tracce insieme alle pedine del gioco? Quasi tre decenni prima le strade di Teresa e Giacomo diventano una sola. Lei era sotto il giogo di un compagno che la picchiò fino quasi a ucciderla.

Lui, il suo primo caso e pure l’assassino del suo violento ex marito. Tutti questi dolorosi trascorsi li legano a doppio filo. All’epoca Mainardi realizzava complessi mosaici dentro cui nascondeva indizi sulla vita delle vittime. Anche ora la chiave è in una delle composizioni artistiche che si trovano nella basilica di Aquilea, in provincia di Udine. Qual è l’identità dell’oscuro burattinaio?

In nome della verità anche questa volta arriverà fino all’inferno e ritorno. Quante vite ha ancora a disposizione una figlia della cenere come lei? Forse c’è un limite anche per una fenice.

3 piani temporali, 2 chiavi di lettura, 1 personaggio unico

Figlia della cenere ha una struttura narrativa piuttosto elaborata. La storia infatti si snoda su 3 piani temporali. C’è quello del presente, quando inizia il racconto. Poi si torna indietro di 27 anni, scavando nel passato dei personaggi. Si arriva addirittura al IV secolo Dopo Cristo ad Aquileia. Le epoche si alternano e si intrecciano in continui salti che rivelano poco a poco indizi allo spettatore.

Il libro ha inoltre 2 diverse chiavi di lettura. Nella trama si fa riferimento al mosaico come motivo conduttore per svelare la soluzione del caso. Esso però è anche una metafora della memoria della detective, a cui giorno dopo giorno l’Alzheimer sottrae dei tasselli. L’altro contenuto riguarda il suo scopo di denuncia sociale. Il testo tratta il tema della fragilità nella malattia e del femminicidio.

Per finire c’è lei, Teresa Battaglia. Il suo nome non è certo una casualità. La Tuti la dipinge infatti come una vera guerriera. In Figlia della cenere verrà a galla ancora più questo aspetto del suo carattere. Lei è diversa dai soliti stereotipi delle poliziotte d’inchiostro o celluloide. Proprio per questa ragione funziona così bene e piace così tanto.

L’opinione dei lettori su Figlia della cenere

figlia della cenere

Diciamolo subito, Figlia della cenere non è il capolavoro di Ilaria Tuti. Questo almeno è ciò che emerge dopo un vaglio di tantissime recensioni di lettori. Dall’avventura precedente, Luce della notte, in molti in verità avevano già l’amaro in bocca. Il romanzo infatti più che un terzo capitolo è una storia di transizione tra il primo e il secondo, giudicata un po’ debole e in fondo superflua.

Ci si aspettava quindi il decollo dopo la rincorsa, tuttavia il romanzo non spicca il volo. Lo scatto in avanti invece c’è nel rapporto tra Teresa Battaglia e Massimo Marini. La reazione a un cambio di passo così rapido non è proprio delle migliori. In molti hanno la sensazione di “essersi persi qualcosa”. In pratica è come se le vite dei protagonisti continuino pure quando il libro è chiuso.

Questa è la parte “meno perdonabile”. Nulla da dire invece sulla forma che è sempre valida, gradevole ed efficace. L’autrice è una narratrice infallibile, con uno stile descrittivo davvero potente. Ogni pagina è in sostanza la scena di un film, comprese luci, suoni, profumi ed emozioni. L’attenzione non cala mai, e inoltre è evidente il solido lavoro di studio che c’è dietro l’opera.

Resta da capire se Figlia della cenere è davvero il capitolo conclusivo. Infatti non è la prima volta che la scrittrice suggerisce che sarà l’ultima. in fondo però l’abilità in questo campo sta spesso nell’accostare la porta, senza mai chiuderla del tutto.

Una “battaglia per la Battaglia”

Alcuni lettori affermano che il punto più basso della narrazione sia proprio il finale, affrettato e incongruente con la trama. Restano troppi fili pendenti e domande senza risposta. L’idea è forse proseguire con un altro episodio. Tuttavia già questo spegne parecchio l’interesse verso la saga.

In generale descrivono Figlia della cenere come confuso e deludente. Si intuisce che l’autrice è satura del suo personaggio. Invece di trascinare la storia meglio trovare una degna conclusione. Perché rovinare il ricordo di una figura che ha dato così tanto ai lettori e alla sua creatrice?

Chiara l’antifona fino ad ora? E se dicessimo che per altri questo libro è il migliore del ciclo su Teresa Battaglia? Strano ma vero, si va infatti da un estremo all’altro. Nella “dimensione parallela” si parla di un racconto intrigante e commovente. Ogni pagina è piena di significato e di suspense.

Diversa è pure l’opinione sul rapporto della scrittrice con il suo personaggio. Per molti lettori infatti traspare l’amore della Tuti per la sua creatura di carta e inchiostro. Nonostante il tempo esso non perde di intensità. Questo capitolo segna la maturità della scrittrice. È un ulteriore passo in avanti nel suo percorso artistico e anche umano.

Quando un libro su chi dimentica…diventa indimenticabile

Nella trama Figlia della cenere appare noioso e farraginoso. L’elemento “giallo” è secondario rispetto al lungo flashback sul passato dei personaggi. Inoltre i capitoli sui mosaici di Aquileia sono lenti e poco avvincenti. Ecco la pagella dei lettori meno entusiasti, anche di molti storici fan.

Come la protagonista, e forse pure l’autrice, la serie è stanca e non ha più nulla da dire. Il ritmo è incostante, c’è assenza di colpi di scena ma abbondanza di falle narrative. La mole di informazioni storiche è un tentativo disperato di dare consistenza ad una storia palesemente debole.

Dall’altra parte c’è chi invece parla di personaggi così veri ed efficaci che escono dalle pagine. Ottima, anzi necessaria la digressione sul passato di Teresa Battaglia. Questo libro permette di conoscerla a fondo. Spiega cioè cosa l’ha trasformata nel commissario e nella donna che è oggi.

Questo è il più intimo e struggente dei libri della serie. Nonostante la trama sia molto articolata, la Tuti riesce a far combaciare tutti i pezzi del puzzle. Non è un romanzo per chi ha tempo da perdere ma per chi vuole dargli valore. In sintesi è “una storia su chi dimentica, che diventa indimenticabile”. Hai voglia di scoprire ancora di più su Figlia della Cenere? Allora che aspetti? Anzi no, aspetta un attimo, prima lasciaci un commento.

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Figlia della cenere

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