Chi ha paura muore ogni giorno: i miei anni con Falcone e Borsellino

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chi ha paura muore ogni giorno
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Chi ha paura muore ogni giorno: i miei anni con Falcone e Borsellino
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Scorrevole e avvincente nonostante l’argomento serio e complesso
Scrittura raffinata ed emozionante
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chi ha paura muore ogni giorno

Chi ha paura muore ogni giorno, è il titolo dell’opera di Giuseppe Ayala dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La famosa frase appartiene proprio a quest’ultimo. È la parafrasi di una citazione del Giulio Cesare di William Shakespeare. La paternità però sembra essere di Epicuro.

Di chiunque sia, riassume fin troppo bene l’esistenza e la fine di due “luci nelle tenebre” (Mattarella). Il volume, di appena 200 pagine, esce il 13 maggio 2008. In un solo anno supera le 50mila copie. È tra i libri biografici più venduti di quella stagione. Scala inoltre la classifica dei titoli più gettonali in generale. Ora è disponibile in diversi formati: kindle, copertina rigida e flessibile.

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Di cosa parla il libro Chi ha paura muore ogni giorno

Nella torrida e raggelante estate del ‘92 la lotta alla mafia paga un tributo altissimo in vite umane. Infatti il 23 maggio una bomba uccide Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo. Il 19 luglio la stessa sorte tocca a Paolo Borsellino. Negli attentati muoiono pure gli 8 agenti di scorta.

È di Giuseppe Ayala, ex Pm del Pool antimafia, l’arduo compito di ricostruire la storia dietro due leggende. Lo fa con precisione e senza filtri. Restituisce i fatti ma pure le figure degli uomini dietro le toghe. Riporta l’ironia, il senso del dovere e i timori di due persone normali e straordinarie.

Il flash back inizia dopo la fase stragista degli anni ’80. Quando Cosa Nostra lavava i panni in pubblico col sangue. Nei quotidiani bollettini di guerra spuntano i nomi dei “cattivi ma pure dei buoni”. Tra questi ci sono rappresentanti della giustizia, delle forze dell’ordine e della politica.

Rocco Chinnici affida a “Giovanni” il processo Spatola, e nasce così il metodo Falcone d’istruttoria. La mafia uccide ancora. Elimina il prefetto Dalla Chiesa e lo stesso Chinnici. Si inaugura il Pool antimafia. Con i primi successi e condanne però si attiva pure la macchina del fango.

Personaggi come i “magistrati giustizieri” sono malvisti, infamati e tacciati di protagonismo. Si arriva al Maxiprocesso nell’aula bunker di Palermo. Il procedimento dura da febbraio ’86 a dicembre ’87. Grazie alle rivelazioni del pentito Buscetta, si giunge alla condanna a 2667 anni di carcere per oltre 200 imputati. Questo è il canto del cigno per Falcone e Borsellino.

Uno Stato negligente, indifferente e forse pure complice li isola e delegittima poco a poco. Si affievoliscono nel silenzio e si spengono nel fragore di un’esplosione. Convinti che chi ha paura muore ogni giorno, hanno scelto di farlo una volta sola, restando però immortali.

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Prospettive di una storia

Su Falcone e Borsellino esistono decine di film, fiction e libri biografici. Purtroppo la storia non cambia, ma variano le prospettive che la raccontano. Quella di Giuseppe Ayala mescola pubblico e privato come foto spontanee in mezzo a quelle in posa. È quindi una testimonianza vera e diretta.

Questo però non toglie nulla al mito. Anzi lo scopo è quello di aggiungere significato. Descrivere pure le debolezze e i dubbi aumenta il coinvolgimento emotivo. Da giudici erano esempi di integrità. Ma è da persone che diventano simboli di coraggio. Infatti è questa la chiave di lettura.

Chi ha paura muore ogni giorno non fornisce nuove informazioni ma dettagli diversi. L’approccio dunque non è la scoperta di misteri ma la riscoperta di normalità. Nel leggerlo si riconoscono Borsellino e Falcone, ma si conoscono pure “Paolo e Giovanni”. In ciò sta il lascito più grande.

L’ammirazione per i magistrati si trasforma in affetto per i padri, i figli e gli uomini che erano. Tra le tante motivazioni e funzioni di un libro, questo ha pure utilità didattica. Infatti insegna il valore e pure il prezzo di una vita spesa per il bene, senza mai abbassare la testa.

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L’opinione dei lettori

trama chi ha paura muore ogni giorno

Cosa dire su due icone di giustizia e legalità? Che commenti fare su vicende di cui si conosce già il tragico epilogo? In verità nulla, infatti sotto la lente non c’è il racconto ma chi lo racconta. Giuseppe Ayala è un personaggio discusso e non simpatico a tutti. Qui sta il punto debole del libro.

La sua presenza ingombrante tra le pagine, per alcuni lettori è come un fastidioso ronzio di fondo. Tra i passaggi meno gradevoli ci sono i tanti virgolettati che riportano lodi ed epiteti ricevuti. È come se Ayala ne prendesse nota a mo’ di trofeo. A parte questo la tecnica narrativa è efficace. Nonostante l’argomento, “Chi ha paura muore ogni giorno” risulta meno ostico del previsto.

In quest’ottica il magistrato si rivela una vera sorpresa. Il volume piace perché semplifica la complessità. Permette di ricostruire episodi noti e meno noti pure a chi non conosce bene la storia. Qualcuno rivive perfino l’ansia e l’atmosfera di allora. Molti “fruitori” del testo, all’epoca erano adolescenti o addirittura bambini.

In sintesi le opinioni più spietate appartengono ai detrattori dell’autore, non del contenuto. Nei libri biografici è inevitabile un tocco personale. Tuttavia il risultato è comunque un messaggio da condividere e diffondere. Si tratta di un pezzo di storia del Paese ma pure della vita di tutti.

La memoria dei fatti, più o meno vaga, è patrimonio comune. Un po’ come l’11 settembre le immagini delle macerie sulla A29 e sotto casa di Maria Pia Lepanto, sono impresse a fuoco. Ayala dice che “La partita con la mafia è truccata”. Però continuare a ricordare è come dire che i giochi non sono ancora fatti.

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Chi ha paura muore ogni giorno: tra rabbia e speranza

Tra i difetti di Chi ha paura muore ogni giorno c’è la retorica pesante da tribunale. Inoltre alcuni dubitano che sia tutto frutto di verità. Gran parte degli aneddoti e delle dichiarazioni sembrano romanzate. Il triste vantaggio è che non c’è più nessuno a smentire inesattezze o falsità.

Parti noiose a parte, lo stile è troppo autocelebrativo. Infatti pare che Ayala lo scriva solo per ribadire, ancora una volta, la sua amicizia con Falcone e Borsellino. Troppo spazio a vicende personali, corrisponde a poca attenzione verso quelle di maggiore interesse. Quello del ricordo è un puerile pretesto per parlare di sé.

La versione di altri “spettatori” è molto diversa. Per questi si tratta infatti di un’opera accorata e commovente. Grazie all’autore si apprezzano risvolti e particolari che altrimenti sarebbero sfuggiti o persi. È un racconto amaro e pieno di rabbia. Però c’è dentro pure tanta speranza e gioia di vivere. Quello del Pm è un atto dovuto sia come amico che come compagno di lotta alla mafia.

Tra le pagine di questo volume ci sono alcune delle più buie della storia d’Italia. Tuttavia la voce che ne parla è ferma e forte. Il contesto è oscuro ma la prosa è avvincente e raffinata. La testimonianza di Ayala è preziosa non faziosa. È una lettura indicata a chi vuole guardare la storia dal punto di vista dei protagonisti. Infine dovrebbero leggerlo tutti per pura coscienza civile.

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La mafia si combatte nei tribunali ma si batte nella quotidianità

libri su falcone e borsellino

Ci sono libri su Falcone e Borsellino ben più validi ed esaustivi di quello di Ayala. Così la pensa chi giudica il testo sia per la forma che per la sostanza. L’autore “incensa” sé stesso a tutto campo. Dimostra di non avere nulla dell’umiltà e della serietà dei suoi illustri ma sfortunati colleghi.

I riferimenti alle sue stesse trovate spiritose e la sua vanità, sono ridicole e fuori luogo. Elenca i propri successi e qualità come un curriculum. Il modo con cui si mette in mostra stona con il rigore dell’argomento. Sembra compiacersi di ciò che scrive come chi ama il suono della propria voce.

Altri invece credono che “Chi ha paura muore ogni giorno” sia un testo istruttivo, anzi pedagogico. Rafforza idee e concetti come moralità, legge e dignità. Questo libro è crudo e delicato allo stesso tempo. Si tiene bene in equilibrio grazie alla lucidità descrittiva di chi era in prima linea.

Parlando dell’arroganza dell’autore si perde solo il vero messaggio della storia. Nella trama Chi ha paura muore ogni giorno si sviluppa da fuori e da dentro. È questa la sua nota originale e interessante. Rammenta che le battaglie contro la mafia si combattono nei tribunali, ma si vincono nella quotidianità. E tu cosa ricordi di quei tragici giorni? Lasciaci un commento e buona lettura.

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